L'arte della ceramica a Bisignano* 

via dei vasai a Bisignano in un dipinto di R. Turco  (da Fucile 2017) Via dei vasai a Bisignano in un dipinto di R. Turco  (da Fucile 2017)

Le prime testimonianze di ritrovamenti ceramici a Bisignano si datano all’età protostorica in relazione a tombe e rinvenimenti occasionali di popoli e culture che abitavano il territorio della valle del Crati sin dalle epoche più antiche.

La produzione locale più antica è attestata dal ritrovamento di una fornace di età ellenistica (III sec.a.C.) a pianta circolare con due camere di cottura individuata nella zona denominata Mastro d’Alfio1 .

In seguito l’area fu densamente abitata sia in età romana che in età medievale quando il centro viene descritto da Amato di Montecassino «…. ricco d’oro, di bestiame e di stoffe preziose2 ».

Nel 1269 nella platea fatta redigere dal Vescovo Ruffino la presenza di un numero significativo di ceramisti (figuli) menzionati nel documento è la prova, secondo lo storico Fucile, che “nel basso medioevo la lavorazione dell’argilla fosse un’attività già consolidata in questa città e che la sua istituzione si deve far risalire a un’epoca ancora più remota”. Tra i ceramisti che dovevano pagare una tassa a favore della mensa vescovile compiendo annualmente due giornate lavorative, una per mietere e l’altra per seminare, figurano i seguenti: magister Joannes figulus e Angelus filius eius, Nicolaus figulus, Sergius filius ipsius Nicolai figuli, Nicolaus frater eius, Petrus figulus, Sao figulus, Nicolaus figulus cum filiis, Melus filius Ioannis figuli, Petrus figulus cum fratribus suis, Nicolao figulo3 .

Nel 1508 la presenza di ceramisti è documentata nella platea della Chiesa Cattedrale di Bisignano in cui si fa menzione delle tasse che i vasai debbono per ogni ruota esistente nella loro bottega (1 carlino, cioè annualmente sei ducati)4 .

Nella numerazione dei fuochi di Bisignano del 1573 è detto che «nel rione Santa Croce abbondano i pignatari»5 , notizie riportate poi anche dallo storico Gabriele Barrio che nel De antiquitate et situ Calabriae cataloga Bisignano tra i centri di produzione della terracotta che si distinguono per l'eccellenza dei prodotti6 , affermando che «Hic figlina nobilia fiunt, omnis generis»7 . Tra i centri di eccellenza dei prodotti sono menzionati Gerace, Squillace, Monteleone, Reggio, Crotone per figulina non vulgari, Rende per figulina opera pulchra, Soriano per figulina opera haud ignobilia, veriaque vasorum genera. Sono citati ancora, ma con minore importanza, Caulonia (antica Castelvetere), Cosenza, Cutro, Francica, Gioiosa, Misuraca, Paola, Sangineto, Torano.

Da un manoscritto cartaceo datato tra il 1727 e il 1737 conosciamo l’esistenza di una Casa delli Pignatari tra i beni posseduti dalla Confraternita della Santissima Annunziata, mentre nello stesso documento vengono citati i nomi di due possibili vasai tali Giacinto e Antonio Montalto che troviamo menzionati anche nel Catasto Onciario del 17398 .

I vasai Montalto discendenti da Giacinto hanno sempre esercitato la loro attività artigianale nel rione Santa Croce fino agli anni ’70 del Novecento e si può dire che essi hanno costituito una corporazione chiusa in cui la tecnica e l’abilità del mestiere sono state tramandate da padre in figlio.

A metà dell’Ottocento Leopoldo Pagano, nel tracciare un quadro attendibile della realtà urbanistica e sociale di Bisignano riferisce che «la città non ha teatri, alberghi, trattorie, sale da bigliardo; vi è un solo caffé e appena due locande-osteria; non vi sono acquedotti né fognature e nemmeno un cimitero»9 , ci sono, tuttavia, 15 botteghe di vasai e 4 di liutai anche se l’«artigianato langue».

Quattordici anni dopo, Eugenio Arnoni, nella sua Calabria illustrata (1875), descrive la situazione cosentina, affermando che: «In parecchi comuni della provincia, fra i prodotti minerari, come pure altrove abbiamo detto, primeggia la creta di vari colori e di specie diverse. Castrovillari, Rende, Bisignano, Roggiano Gravina, nel circondario di Cosenza, Terranova di Sibari, Tarsia, Spezzano Albanese, San Lorenzo del Vallo, in quello di Castrovillari abbondano senza fine di eccellenti crete, con le quali si lavorano mattoni, rigiole per pavimenti, embrici, mezzane, quadrucci, pianelle e simili, vasi oltremodo grandi per la conserva degli oli, piccoli per l'allevamento di fiori e i altre piante odorifere, ori di varia grandezza e qualità, brocche per attingere acqua e cento altri svariati arnesi necessari a tutti i bisogni vari della vita».

Ovviamente, l’artigianato figulo di allora, faceva fronte alle esigenze della società tradizionale, realizzando oggetti e utensili funzionali alle attività domestiche e lavorative. Ciò però non ha impedito ai vasai bisignanesi che avevano una particolare sensibilità artistica, come i maestri Turano e Costantino e Pasquale Montalto, attivi questi ultimi nella prima metà del '900, di raggiungere buoni livelli di produzione10.

Ancora oggi questa attività artigianale è bene inserita nel tessuto sociale, culturale e produttivo di Bisignano, al punto da costituire il settore trainante dell’artigianato locale. Le antiche botteghe sono state sostituite da nuovi laboratori artistici, anche a carattere industriale, ubicati in alcune zone della città.

I nuovi vasai si propongono di coniugare l’esperienza degli antichi maestri con le moderne tecniche di produzione artistica e, grazie alle loro capacità creative e all’abilità tecnica, hanno raggiunto una dimensione artistica di buon livello.

(elaborazione a cura degli allievi dell’ IIS “E. Siciliano” di Bisignano)



* Si ringrazia lo studioso Francesco Fucile per la collaborazione prestata riguardo la storia della ceramica a Bisignano e per l’autorizzazione all’uso delle foto del volume F. FUCILE (a cura di) Vasai e produzione ceramica a Bisignano, Apollo edizioni, Bisignano 2017.
1 - P. GALLO, La ricerca archeologica nella media valle del Crati: storia degli studi, in A. La Marca (a cura di) Nuovi materiali per una carta archeologica del territorio di Luzzi, Atti della Giornata di studio Luzzi 20.5.1998, Soveria M. (CZ) 2002. COLELLI C.- A. LA MARCA, Bisignano fra storia e archeologia: dalle origini all’altomedioevo IN F. FUCILE cit., pp. 19-56.
2 -.P. De Leo, Un feudo vescovile nel Mezzogiorno svevo, la Platea di Rffino vescovo di Bisignano, in Fonti e studi del Corpus membranarum italicarum, dire, Storia dei Normanni di Amato di Montecassino volgarizzata in antico francese, in Fonti per la Storia d’Italia, n. 76, Roma 1935, p. 75; cfr F. FUCILE, cit., p. 61.
3 - Platea del 1269. La copia del manoscritto si conserva presso l’Archivio Storico dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano cfr F. FUCILE, cit., p. 66.
4 - Antiquissima platea episcopatus bisiniani, omnium eius bonorum, immobilium, reddituum, iurium descripta sub praesulatu Ill.mi et R.mi Francisci de Aragonia, alias Piccolomini… descripta fuit a.D. Floreado De Leonardis thesaurario Bisiniani, proprie anno 1508 cfr F. FUCILE, cit., p. 67.
5 - G. GALLO, Bisignano, arte, storia, folklore, Chiaravalle C.le, Frama Sud, 1983, p. 79.

6 - G. BARRIO, De antiquitate et situ Calabriae, Libri Quinque, 1571, p
7 - «Qui si fanno famosi vasi di argilla di ogni genere»

8 - cfr F. FUCILE, cit., p. 70.
cfr F. FUCILE, cit., p. 72-73.
9 - L. PAGANO, Il Regno delle Due Sicilie,Calabria Citeriore, Monografia di Bisignano, (pp. 33-83), Napoli 1857, Fasano Editore, Cosenza, [s.i.a.], pag. 64.
10 - F. FUCILE, cit., p. 77.