Le terracotte di Bisignano alla mostra dell'arte popolare dal DOP . Provinciale

(su Il Mattino- Napoli -Maggio 1937- Anno XV)

Nella I Mostra Provinciale dell’Arte Popolare organizzata con intelletto d’amore dai Gerarchi del Dopolavoro Provinciale di Cosenza, per far conoscere, incoraggiare e valorizzare l’arte popolare della nostra Provincia, ciò che ha destato l’ammirazione dei visitatori è stato il materiale presentato dai vasai di Bisignano. L’illustre scrittore Massimo Pellicano, che ha diretto e illustrato sapientemente la Mostra, ha voluto che, secondo le direttive e gli scopi dell’O.N.D. il patrimonio artistico di terra nostra venisse conosciuto nella freschezza della sua originalità, come solenne espressione dell’intuito di quanti silenziosamente, e, spesso, senza alcun intento utilitaristico, si dedicano a opere semplici ma belle, quasi per perpetuare usi e costumi di altre epoche naturalmente vive, nello spirito della razza. L’arte del vasaio, in Bisignano, è esercitata da epoca immemorabile e le anfore di elegantissima struttura e i vasi che spesso vengono fuori da scavi occasionali, ci fanno pensare che tale arte, in antico, avesse qui un vero primato.

Ma se essa, nelle vicende dei tempi, subì una certa stasi, non ebbe a morire, e il suo perpetuarsi è da attribuirsi all’instancabile operosità di alcune famiglie, le quali, conservando l’antico spirito, delle gloriose corporazione, hanno mantenuto alta la tradizionale attività. Tali famiglie, infatti, hanno prediletto un rione di questo abitato e quivi, per quanto lontano dai giacimenti dell’ottima argilla, ancora lavorano le loro botteghe accanto a forni empirici, e, con i più empirici ordigni, producono oggetti di grandi utilità paesane non mai scompagnati dalla pura linea artistica. I nostri vasai sono gelosissimi della loro arte e la tramandano, cosi, da padre in figlio senza che mano estranea possa profanarla. Prima della guerra mondiale, la lavorazione delle terracotte si limitava soltanto ad oggetti di uso comune, come orciuoli per la conservazione dell’acqua potabile, vasi e recipienti per olio e mosto, piatti di varia gradazione, pentole ecc.

A guerra finita, i vasai, che, da soldati, avevano peregrinato per diverse città italiane, acquisirono nuove cognizioni e maggiore comprensione artistica, onde si è tentato una produzione più variata, sempre più aderente a nuovi bisogni. Ma ciò che ha permeato l’anima del vasaio bisignanese è più moderno intendimenti, è stato l’avvento del Fascismo, che, con i suoi principi innovatori degli svariati campi dell’attività umana, ha aperto una nuova via a questo scuro oriente. Oggi vengono, infatti, eseguiti con abbastanza perfezioni, oggetti vari verniciati in modo che nulla hanno da invidiare a quelli di faenza e di altri centri industriali del genere. Alla Mostra Provinciale cui abbiamo fatto cenno, il più attivo dei vasai Pasquale Montalto fu Ignazio, ha presentato 152 esemplari diversi, dagli oggetti più antichi ai più moderni; anfore, vasi, portaombrelli, portafiori, piattelli, panieri, fasci littori. Il resto è diligentemente riportato nel catalogo della Mostra dal solerte scrittore Pellicano.

Il Montalto, in altre esposizioni alle quali ha concorso a mezzo del locale Dopolavoro, ha ottenuto premi e diplomi e benemerenze varie. Gli illustri Prof. Comm. Alfonso Francipane e Avv. Gaetano Gallo si sono occupati dell’arte del Montalto, scrivendo, con vera competenza, sui processi di verniciatura eseguiti dallo stesso, tanto da indurre il non mai abbastanza compianto Quadrunviro Michele Bianchi a far preparare un progetto per la fondazione di una scuola di ceramica con relativo laboratorio in Bisignano, progetto che non poté essere compiuto per sopraggiunta fine dell’illustre Uomo, il quale, con ardente passione, anelava alla completa rinascita della Sua Provincia e della Calabria tutta. Con tale tentativo si credette di poter promuovere o fare almeno conoscere l’industria delle nostre terrecotte, ma purtroppo, l’iniziativa non trovò favorevoli appoggi e fu condannato a morire col Corso Integrativo soppresso, senza alcuna ragione prima che potesse essere trasformato in Corso di Avviamento al Lavoro! Ad onta di tutto, però, la fattività di questi vasai non si è arrestata, e vediamo che, sotto gli auspici del Dopolavoro, essa trova sempre maggiore incoraggiamento. Ci auguriamo che ai vecchi rudimentale mezzi oggi usati nei laboratori semplici e modesti dei nostri vasai, ne succedano altri più moderni e rispondenti meglio allo scopo, e che l’industria, in non lontano avvenire, sia incrementata e sollevata dallo stato attuale per farla assurgere alle stesse altezze alle quali il fascismo ha saputo condurre attività consimili.